Linfedema Arti Inferiori

Panoramica 

Il linfedema degli arti inferiori è una patologia cronica evolutiva, che progredisce e che se non curata e stabilizzata, crea gravi disabilità fisiche.

E’ una patologia che evolve soprattutto a causa della concentrazione di proteine nel tessuto, che provocano infiammazione e quindi fibrosi tissutale. Queste alterazioni possono dare origine a infezioni e di conseguenza a lesioni cutanee.

L’importanza della diagnosi e le Linee Guida Internazionali

E’ importante avere una diagnosi corretta, iniziare il trattamento precocemente, ad opera di operatori qualificati.

Secondo le linee guida internazionali il trattamento del linfedema degli arti inferiori inizia con la cura e l’igiene della pelle, e vede come punto di forza la C.D.P. o trattamento fisico decongestivo combinato; a questo se necessario si associa terapia farmacologica ed eventuale terapia chirurgica.

Il trattamento fisico o C.D.P.

Il trattamento fisico o C.D.P.

Ma, come già detto, il punto di forza è il trattamento fisico o C.D.P.

Vediamo in cosa consiste:

  • Pressoterapia: si ricorre ad essa in caso di necessità, per far confluire i liquidi alla radice dell’arto.
  • Linfodrenaggio manuale per veicolare i liquidi dal sottocute, ove la linfa si accumula e dove ci sono le pompe iniziali del sistema linfatico che aspirano la linfa e la convogliano in basso verso i collettori linfatici più profondi, che la trasportano riversandola nel sistema venoso (il sistema linfatico è un sistema aperto non chiuso). Il linfodrenaggio serve sia per favorire la ripresa dei liquidi dal sottocute ai collettori, che per favorire lo svuotamento dei linfonodi.
  • Se si è effettuata pressoterapia bisogna ben drenare la zona alla radice dell’arto ove si sono accumulati i liquidi spostati.
  • Bendaggio multicomponente: va confezionato in relazione alla geometria dell’arto, è un bendaggio rigido, fatto da strati sovrapposti di diverso materiale e che svolge la sua azione durante il cammino, in quanto la contrazione muscolare crea una spinta al di sotto del bendaggio verso l’esterno, ed avendo una parte intermedia morbida e una parte superficiale rigida (data dalle bende a corta estendibilità o anelastiche) si crea quindi una spinta dei liquidi verso la profondità, e di conseguenza si crea un’attivazione del sistema linfatico.

Il bendaggio va tenuto per più ore , per qualche  giorno, a seconda del caso. Quando si è raggiunto un plateau di riduzione, si indossa una calza elastica, preferibilmente a trama piatta. In particolare, inizialmente di tipo standard ed in seguito, si confeziona una calza su misura, che per il paziente rappresenta una “seconda pelle”, e lo si fa quando si è raggiunta la riduzione ottimale in relazione all’arto controlaterale.

A questo trattamento è da associare dieta, se indispensabile o quantomeno si consiglia una correzione alimentare sempre attività fisica.

In caso di necessità, si insegna al paziente l’autobendaggio, ma sempre si effettua un monitoraggio periodico dell’arto, in riferimento alle misure iniziali al trattamento e si fanno sempre dei trattamenti periodici, secondo le esigenze del paziente, per mantenere i risultati nel lungo termine.

E’ bene ricordare che il successo del trattamento del linfedema agli arti inferiori dipende dalla compliance del paziente, ma anche dalle competenze dell’operatore e dal team di specialisti che lo seguono.

Ma cosa si intende per successo? Intendiamo la non evoluzione di una patologia cronica, la sua stabilizzazione ed il mantenimento dei risultati nel tempo. Il tutto possibile grazie alla di una programmazione di un trattamento individuale svolto da operatori competenti in riabilitazione linfologica.

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